
Windows Vista doveva, nelle intenzioni iniziali, portare con sé una vera e propria rivoluzione nel mondo dei sistemi operativi, ma successivamente, per diversi motivi, molte delle funzionalità originariamente previste sono state accantonate. Sembra che tali motivi non siano solamente legati a questioni commerciali o difficoltà tecniche, ma anche a differenti punti di vista da parte dei membri del team di sviluppo.
A metà circa dello sviluppo, il team si è sostanzialmente “spezzato” in 2 gruppi, in quanto alcuni programmatori avrebbero voluto che già Windows Vista fosse sviluppato solo con tecnologia Microsoft .NET, lasciando ad un emulatore il compito di mantenere la retrocompatibilità con le vecchie applicazioni. Altri invece, compreso l’allora capo dello sviluppo, ritenevano che tale strategia fosse prematura e troppo rischiosa, preferendo mantenere una retrocompatibilità nativa.
A questo punto, il gruppo maggiormente “conservatore” ha poi completato lo sviluppo di Vista, mentre l’altro ha continuato lo sviluppo del progetto originale che dovrebbe diventare appunto il futuro Windows 7.
La caratteristica veramente innovativa di Windows 7 dovrebbe risiedere nella completa riscrittura dell’intero codice, sebbene le modifiche a livello architetturale dovrebbero rimanere minime. Le versioni precedenti infatti sono basate tutte sullo stesso kernel introdotto agli inizi degli anni ‘90 con Windows NT 4.0; con Windows 7 invece l’intero approccio del sistema operativo nei confronti delle applicazioni dovrebbe cambiare radicalmente basandosi interamente sugli hypervisor e quindi sfruttando a pieno le tecnologie di virtualizzazione. A ottobre 2007 è stata presentata una prima versione del nuovo kernel, chiamata in codice MinWin, in grado di avviare il sistema utilizzando solo 25 MB di spazio disco e 40 MB di occupazione di memoria RAM. MinWin è solo la base sulla quale verranno sviluppati i nuovi sistemi e attualmente è composto da circa 100 file contro i 5000 del cuore di Vista.
L’idea di fondo dovrebbe prevedere un “cuore” del sistema operativo molto minimalista e probabilmente basato su un approccio a microkernel.
I prototipi di alcune soluzioni che potrebbero fare la loro comparsa in Windows 7 sono visualizzabili sul sito del Microsoft Research VIBE (raggiungibile a questo sito), ovvero il Visualization and Interaction for Business and Entertainment, che è il dipartimento interno di Microsoft che si occupa di sperimentare una serie di tecnologie per valutarne l’effettiva utilità e integrabilità in prodotti futuri.
Dato l’arrivo previsto sui mercati nella seconda metà del 2009, le prime versioni dimostrative arriveranno nel corso del 2008. La prima versione di valutazione (”Milestone“) chiamata da Microsoft, M1, è già stata rilasciata ad alcuni partner strategici, e addirittura nella doppia versione a 32 bit e 64 bit. Tra aprile e maggio 2008 dovrebbe arrivare la M2 e successivamente nella seconda metà dell’anno, la M3. È probabile che alla M3 possa poi succedere la prima versione Alpha, primo passo verso le versioni Beta, RTM, e finale.
Al momento, la Milestone 1 di Windows 7 si appoggia ancora all’interfaccia Windows Aero di Windows Vista, e tale caratteristica dovrebbe perdurare fino alla M3, quando verrà introdotta la nuova interfaccia utente. All’avvio il sistema operativo occupa circa 480 MB di memoria, e viene definito “reattivo”. In casa Microsoft vi sono attualmente due gruppi di sviluppatori, il team “Windows Experience” e il team “Core Operating System Division”, che lavorano sul nuovo Windows, occupandosi degli aspetti cruciali del sistema operativo.
Come il suo predecessore, l’edizione workstation Windows 7 sarà disponibile nelle versioni a 32 bit e 64 bit, mentre quella server sarà disponibile esclusivamente a 64 bit.


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